Perché progettazione e DEC devono andare oltre gli obblighi minimi

La recente consultazione pubblica avviata da ANAC e Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) sulla bozza di comunicato congiunto dedicato all’applicazione dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) rappresenta un passaggio particolarmente rilevante per il settore dei servizi pubblici locali. L’iniziativa nasce dalla constatazione di diffuse criticità applicative e dalla necessità di garantire un’interpretazione più uniforme degli obblighi introdotti dal Codice dei contratti pubblici.

Per una società di ingegneria come Gesap Consulting, che opera esclusivamente a supporto delle amministrazioni pubbliche nella progettazione dei sistemi di raccolta differenziata e nelle attività di Direzione dell’Esecuzione del Contratto (DEC), il messaggio che emerge dal documento in consultazione è chiaro: i CAM non possono essere considerati un mero adempimento formale, ma devono costituire uno degli elementi fondanti dell’intero ciclo di progettazione, affidamento e controllo del servizio.

I CAM non sono un’opzione

Il principio è ormai consolidato sia sul piano normativo sia su quello giurisprudenziale. L’articolo 57 del D.Lgs. 36/2023 impone alle stazioni appaltanti di inserire nella documentazione progettuale e di gara almeno le specifiche tecniche e le clausole contrattuali contenute nei CAM applicabili all’affidamento. La stessa bozza di comunicato ANAC-MASE richiama con forza l’obbligatorietà di tali prescrizioni per appalti e concessioni, indipendentemente dal valore economico del contratto.

Nel settore della gestione dei rifiuti urbani questo aspetto assume un’importanza ancora maggiore. I servizi di raccolta differenziata rappresentano infatti uno degli strumenti più concreti attraverso cui gli enti locali possono contribuire agli obiettivi di economia circolare, riduzione degli impatti ambientali e miglioramento delle performance territoriali.

Limitarsi a recepire i CAM in modo burocratico significa perdere un’importante opportunità di miglioramento del servizio.

La progettazione è il primo presidio ambientale

L’esperienza maturata da Gesap Consulting nella progettazione dei servizi di igiene urbana dimostra che la sostenibilità ambientale non si costruisce nella fase di gara, ma nasce molto prima, durante la definizione del modello organizzativo.

Un progetto realmente efficace deve integrare i CAM sin dalla fase di analisi territoriale, trasformandoli in scelte operative concrete:

  • definizione delle modalità di raccolta più efficienti;
  • ottimizzazione dei percorsi e della logistica;
  • riduzione delle percorrenze e dei consumi energetici;
  • introduzione di veicoli a minore impatto ambientale;
  • sistemi di monitoraggio digitale delle attività;
  • soluzioni che favoriscano incrementi della raccolta differenziata e della qualità delle frazioni raccolte.

In altre parole, i CAM dovrebbero rappresentare il livello minimo di partenza, non il punto di arrivo.

Un progetto ben costruito può infatti fissare obiettivi più sfidanti rispetto a quelli richiesti dalla normativa, favorendo l’adozione di tecnologie innovative e modelli organizzativi in grado di generare benefici ambientali, economici e sociali nel medio-lungo periodo.

Oltre la conformità: progettare servizi orientati ai risultati

Nel settore dei rifiuti il rischio più frequente consiste nel concentrare l’attenzione sulle dotazioni e sulle caratteristiche tecniche richieste dai CAM, trascurando invece i risultati attesi.

La qualità della raccolta differenziata non dipende soltanto dalla conformità di un veicolo o di un contenitore a determinati requisiti ambientali, ma dalla capacità dell’intero sistema di raggiungere specifici indicatori prestazionali.

Per questo motivo la progettazione dovrebbe sempre accompagnare i requisiti CAM con:

  • KPI ambientali misurabili;
  • target di intercettazione delle frazioni riciclabili;
  • indicatori di qualità dei materiali raccolti;
  • sistemi di tracciabilità dei servizi;
  • meccanismi premianti e penalizzanti collegati alle performance.

Pensiamo, ad esempio, a un Comune che punti a incrementare la raccolta della frazione organica o a ridurre il tasso di impurità nella raccolta della plastica. In questi casi il vero valore del progetto non risiede soltanto nel rispetto delle prescrizioni minime, ma nella capacità di costruire un sistema contrattuale che orienti l’operatore verso il miglioramento continuo.

Il ruolo strategico del DEC nella verifica dei CAM

La consultazione avviata da ANAC e MASE richiama indirettamente anche un altro tema spesso sottovalutato: la verifica dell’effettiva applicazione dei CAM durante l’esecuzione del contratto.

È infatti inutile predisporre una gara formalmente impeccabile se poi i requisiti ambientali non vengono monitorati e verificati lungo l’intera durata dell’appalto.

In questo contesto assume un ruolo centrale il Direttore dell’Esecuzione del Contratto.

Nel settore dell’igiene urbana il DEC non dovrebbe limitarsi a controllare che il servizio venga svolto secondo il calendario previsto, ma deve verificare costantemente:

  • il mantenimento delle caratteristiche ambientali offerte in gara;
  • la conformità dei mezzi impiegati;
  • il rispetto delle clausole CAM;
  • il raggiungimento degli obiettivi prestazionali;
  • la corretta gestione dei flussi informativi e documentali;
  • l’effettiva attuazione delle misure di miglioramento ambientale promesse dall’appaltatore.

Si tratta di un’attività altamente specialistica che richiede competenze tecniche, gestionali e normative integrate.

Dalla raccolta differenziata all’economia circolare

Il tema assume oggi un valore ancora più strategico in considerazione delle difficoltà che interessano alcune filiere del riciclo e delle crescenti esigenze di qualità dei materiali conferiti agli impianti.

Una progettazione evoluta dei servizi di raccolta deve pertanto perseguire non solo gli obiettivi quantitativi della differenziazione, ma anche quelli qualitativi. Migliorare la purezza delle frazioni raccolte, ridurre gli scarti e incrementare la tracciabilità significa contribuire concretamente alla sostenibilità della filiera industriale del riciclo.

È proprio in questa prospettiva che i CAM possono diventare uno strumento di innovazione e non semplicemente di conformità normativa.

Una sfida culturale prima ancora che normativa

L’iniziativa congiunta di ANAC e MASE arriva in una fase in cui il Green Public Procurement è ancora lontano da una piena e uniforme applicazione. Secondo il IX Rapporto dell’Osservatorio Appalti Verdi di Legambiente e Fondazione Ecosistemi, l’indice di performance del Green Public Procurement nelle amministrazioni monitorate si attesta al 65%, segnale di un percorso ancora incompleto.

Per le amministrazioni pubbliche, per i progettisti e per i soggetti chiamati a controllare l’esecuzione dei contratti, la vera sfida consiste oggi nel superare una visione meramente documentale dei CAM.

Dal punto di vista di Gesap Consulting, la sostenibilità deve essere progettata, misurata e verificata lungo l’intero ciclo di vita dell’appalto. Solo così i CAM possono esprimere pienamente la loro funzione originaria: trasformare gli acquisti pubblici in uno strumento concreto di transizione ecologica, innovazione dei servizi e miglioramento delle performance ambientali dei territori.