La Circularity Trend Guide 2026, pubblicata da Circularity, società benefit specializzata in economia circolare e integrazione dei criteri ESG nei modelli di business, si pone come riferimento analitico per interpretare i principali cambiamenti normativi, tecnologici e di mercato attesi per il prossimo anno. La guida combina un’analisi dei trend emergenti con strumenti operativi (radar normativo e checklist) utili per tradurre scenari complessi in decisioni strategiche e operative.

1. Un nuovo paradigma competitivo

Nel 2026 la circolarità supera la dimensione di “obiettivo di sostenibilità” per diventare condizione strutturale di competitività industriale. Le imprese che sapranno integrare la circolarità nei processi decisionali, nei dati e nelle strategie di filiera aumenteranno la resilienza operativa e la capacità di accesso a capitali e mercati.

L’evoluzione normativa, in particolare il Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR) e il futuro Circular Economy Act a livello europeo, trasforma l’obbligo di conformità in un driver di innovazione di prodotto, processo e gestione delle filiere.

2. Il ruolo del quadro normativo europeo

L’entrata in applicazione di nuove normeUE nel 2026 impatterà direttamente i costi, le responsabilità di filiera e i requisiti tecnici per materiali e prodotti. Questi provvedimenti includono:

  1. avanzamento del PPWR (requisiti di riciclabilità e tracciabilità);
  2. rafforzamento dell’Ecodesign e diffusione del Digital Product Passport;
  3. standardizzazione di indicatori per la misurazione delle performance circolari.

Queste evoluzioni impongono un salto di qualità nella raccolta e governance dei dati, non più confinati alla rendicontazione ESG ma integrati nei sistemi di performance industriale.

3. Posizione dell’Italia: performance di riciclo e nodi strutturali

Secondo i dati citati nella guida, l’Italia si conferma in cima alla classifica europea per tasso di utilizzo circolare di materia nel 2024 (21,6%), significativamente superiore alla media UE (12,2%).

Tuttavia permangono criticità strutturali:

  • squilibri tra domanda e offerta di materie prime seconde, in particolare nella plastica;
  • qualità delle raccolte differenziate e delle frazioni selezionate;
  • gestione dei RAEE (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche).

4. Packaging: benchmark normativo e prestazioni di filiera

Il settore del packaging anticipa molte delle dinamiche della transizione circolare. Nel 2024 l’immesso al consumo di imballaggi in Italia ha superato 13,9 Mt, con un tasso di riciclo effettivo del 76,7%, oltre gli obiettivi UE per il 2025 (65%) e già allineato a quelli previsti per il 2030 (70%).

Questi risultati sottolineano come regole chiare e requisiti tecnici rigorosi possano spingere l’efficienza dei sistemi di raccolta e riciclo ben al di là delle soglie minime previste.

5. Materie prime critiche e secondarie

La domanda di materie prime seconde cresce significativamente, spinta da obblighi normativi, criteri di gara e strategie di approvvigionamento. Tuttavia, la crescita non è uniforme tra i settori industriali.

Parallelamente l’estrazione delle materie prime critiche, componenti strategici nei settori high-tech e clean tech, è sempre più avvertita come leva di resilienza industriale. In uno scenario caratterizzato da volatilità dei prezzi e tensioni geopolitiche, l’ottimizzazione dei flussi di materia diventa fattore di autonomia e mitigazione del rischio.

6. Tecnologia e competenze nel riciclo

Le performance di raccolta, selezione e riciclo non possono più basarsi solo su processi quantitativi: intelligenza artificiale, sistemi di selezione automatica e digitalizzazione dei flussi ridefiniscono l’efficienza operativa e la qualità dei materiali riciclati.

Senza investimenti in tecnologie abilitanti e competenze specialistiche, il sistema di riciclo rischia di rimanere competitivo solo sul piano quantitativo e non su quello dell’efficacia dei processi.

7. Dati, indicatori e misurazione delle performance

Il consolidamento di standard di misurazione, KPI e metodologie riconosciute costituisce un elemento centrale del linguaggio comune tra imprese, istituzioni e finanza.

Una governance dati robusta permette:

verifica delle performance circolari;

dimostrazione di aderenza a requisiti normativi;

sostegno nell’accesso a finanziamenti e condizioni di credito più favorevoli.

8. Checklist operativa: dalla strategia all’esecuzione

La guida include una checklist operativa per tradurre i trend in azioni concrete lungo tutta la catena del valore: progettazione dei prodotti, procurement di materiali circolari, gestione dei dati e allineamento con la finanza sostenibile.

Questo strumento è pensato per passare dalla teoria alla pratica, individuando priorità e criticità nelle scelte aziendali.

9. Impatti sulla finanza sostenibile

La circolarità entra sempre di più nel linguaggio degli investitori e degli istituti finanziari. Performance circolari misurabili influiscono sulla valutazione dei profili di rischio, sull’accesso al credito e sulla definizione del costo del capitale.

10. Conclusione: la circolarità come leva di valore

Nel contesto delle transizioni normative e industriali europee, il 2026 rappresenta un anno di svolta per l’economia circolare: non più un obiettivo residuale, ma un elemento strutturale di competizione e resilienza. Le imprese che sapranno integrare sistemi di misurazione, data governance, innovazione tecnologica e strategia di filiera saranno meglio posizionate per affrontare le sfide del nuovo quadro regolatorio e di mercato.